sabato 13 giugno 2015

Io, la farfalla e le suorine

Quinta tappa. Torino - Gassino Torinese 15 km. Me li sono bevuti, una piacevole camminata sempre ai bordi di fiumi e canali. Non molto da dire, ho visto una farfalla enorme e meravigliosa, un airone cinerino e il meteo mi ha graziato. Uscire da Torino attraverso un parco bellissimo con la nebbiolina che giocava a nascondere la basilica di Superga è stato emozionante. 
Arrivato a Gassino sono andato alla Casa di Riposo "Figlie della Sapienza" per farmi mettere il timbro sulla credenziale. Le suore mi hanno accerchiato aggiungendosi l'una alle altre e offrendomi caffè, acqua, opuscoli, e quando ho detto loro che dovevo tornare a dormire a Torino hanno cominciato ad insistere, a mostrarsi dispiaciute. Lo dico con simpatia e profondo rispetto: mi sono sentito come Ted Neeley in Jesus Christ Supestar nella scena dei lebbrosi (o come Ripley in Alien 2). Alla fine sono riuscito a guadagnare l'uscita e a prendere il bus per tornare a Torino. 
Domani giorno di riposo poi la sera arriverò a Gassino per ripartire da lì lunedì. 
Nothing more to say. Bye

venerdì 12 giugno 2015

Le gocce cadono ma che fa

Quarto giorno di cammino, da Sant'Ambrogio Di Torino a Torino, più o meno 22 km.
Una sola parola: pioggia. 
Ha iniziato due secondi dopo aver cominciato a camminare e ha smesso appena arrivato a destinazione. Carino da parte sua vero?
Detto questo la tappa è iniziata con il bar Tritolo alla periferia di Avigliana allestito in una ex dinamiteria (non ho consumato nulla) ed è proseguito lungo l'amena Strada Antica di Francia, via poco trafficata e costeggiata da campi coltivati a mucche. La strada incontra nel suo lungo andare la bellissima (almeno da fuori...in quanto chiusa) abbazia di Sant'Antonio di Ranverso, una sorta di crocevia pavimentato a ciottoli fuori dal tempo (il crocevia, non i ciottoli). Mi fermo a fare qualche foto approfittando di un breve momento di tregua elargito da Giove Pluvio poi riparto e due bimbini massimo quattordicenni che corrono mi si fanno incontro; uno dei due mi fa 
"ma che fai, birdwatching?" 
Io tutto serio avvolto nella mia mantella da Igor rispondo "no, faccio la Francigena"
"e cos'è?" 
"un'antica strada"
"ah. E fin dove arrivi?"
"fino a Roma"
"boia Faust"

La strada e la pioggia continuano fino a Rosta; sottopasso la stazione e mi inerpico sulla salita che porta verso Rivoli. Le macchine sono poche e gli automobilisti cortesi (o forse solo intimoriti dalla mitologica figura dello Gnomone Blu della Val Susa), rallentano, si allargano per evitare le pozze e io nel mio cuore penso "lo vedi, pensi sempre male" 
Poi c'è un incrocio, ci si immette sulla Provinciale in discesa e tutto cambia vertiginosamente. 
Una vita a correre in una scatola colorata indifferenti al circostante tutto. Che poi dove cavolo dovrete mai andare così di corsa, a salvare il mondo? Io ve lo dico, la terra, le strade (soprattutto questa) le hanno percorse a piedi, a cavallo, in carrozza i vostri bisnonni, i vostri avi, la vostra dannata famiglia nel corso dei tempi che furono: dovreste portare un po' di rispetto almeno per questo. Ecco, l'ho detto.
Arrivo a Rivoli, le indicazioni mi fanno attraversare la parte alta ed improvvisamente è come trovarsi a Montmartre. Bello bello bello (nonostante la pioggia); ci sono pure le scalette, i balconcini, l'edera sui muri e il pavè. Ho il cuore in festa, piovesse pure, sono in uno stato di grazia!!!! Poi arrivo sulla piazzetta principale e....e mi rendo conto che Parigi è lontana.anni luce: la piazza è assediata dalle macchine parcheggiate che ne deturpano la bellezza. Mi rimane una triste considerazione: abbiamo il pane ma non abbiamo i denti, nemmeno la dentiera. Il senso del bello che pervade il nostro paese è sotto scacco delle industrie automobilistiche e non c'è la volontà (figuriamoci il coraggio) di cambiare la situazione. E allora continuiamo ad essere così pecioni, così ultimi nel saper gestire un patrimonio culturale; è la cosa che ci riesce meglio, il nostro sport preferito (e scusate il pistolotto).

Il resto è solo il lungo rettilineo di Corso Francia, giù, fino a Torino.  
A Roma mancano 805,6 km.
Daje.

giovedì 11 giugno 2015

La Sacra... e il profano

Terzo giorno: da Susa a Sant'Ambrogio di Torino, 30 km. Giornata di sole iniziata alle 7,30 di mattina; il cammino si svolge fluido su tappe per lo più in piano ma quasi totalmente su asfalto, di stade minori e poco frequentate però, il che non guasta. Solo un fastidioso pezzo di statale che col caldo non è il massimo. L'obiettivo era quello di raggiungere nel minor tempo possibile l'arrivo in modo da poter riposare un po' e tentare la salita ad uno dei gioielli più preziosi del Piemonte tutto: la Sacra di San Michele, abbazia antichissima che si erge maestosa in cima a uno sperone di roccia da cui si domina tutta la valle. Solo che dopo 30 km "spinti" farsi 600 metri di dislivello su una mulattiera avrebbe messo a dura prova i miei muscoli e lo svolgimento stesso del cammino.  Avevo ormai rinunciato anche in virtù delle pessime previsioni per domani ma...c'è sempre un ma: Gabriella, anzianotta tenutaria del b&b in cui passerò la notte si è offerta di portarmi su in macchina e alla fine ha percorso con me anche l'ultimo tratto in salita dal parcheggio all'ingresso. Una vera Iron Lady (lei si, mica la strega). Si sono scambiate belle chiacchere , condiviso qualche ricordo doloroso, preso un caffè e alla fine, come per magia, il lei si era trasformato in tu.
La Sacra è una cosa da vedere assolutamente almeno una volta, trasmette un'energia pazzesca e allo stesso tempo possiede quella dote che molti luoghi sacri hanno, il saper addolcire l'anima al di là della fede e delle proprie convinzioni. In più ora ho un secondo timbro sulla mia credenziale ed è uno di quelli che pesa.
Altri incontri del giorno da segnalare quello con il pellegrino Gino con cui ci siamo incrociati più volte senza mai camminare insieme (perché i piedi non sempre hanno lo stesso ritmo) e con la mitica cagnetta Stella che mi ha slinguazzato allegramente dopo la prima carezza (quadrupede dai facili costumi)
La dolente nota di oggi invece è lo squallido posto dove mi è toccato mangiare. Dico toccato perché era l'unica mangiatoia nel raggio di 3 km e io di benzina non ne avevo più per spostarmi. La sacra birra : il cattivo gusto di un locale per bikers finto americano (con tanto di totem sparsi qua e là) misto ad una delle carbonare peggiori della mia vita. Delusione profonda.
A Roma mancano ora 832,9 km. Ce la posso fare...
P.S. Ho le braccia color marmellata di more...forse è meglio cominciare a mettere la crema protettiva

mercoledì 10 giugno 2015

Sana fatica e magica doccia

Seconda tappa, da Oulx a Susa, in teoria 25 km. Perché in teoria? Perché si sa, chi lascia la via vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa quello che trova; avete presente quando cambiate la fila alla cassa del supermercato e finite per metterci il triplo? Ecco, quello. Ma andiamo con ordine: tutto era partito alla grande, con lo splendido Sentiero dei Franchi che correva a mezza costa, l'incontro con tre cervi, le brevi chiacchiere con una guardia forestale e l'arrivo nel meraviglioso borgo di Exiles. Qui doveva esserci il "visitandum est" più imortante del giorno, il grandioso forte di Exiles , colossale e minaccioso bastione che faceva da tappo fortificato all'alta Val di Susa (e lo fa ancora). Ci fu rinchiuso uno di quegli outsider misteriosi e affascinanti di cui la storia dell'Europa pullula: la Maschera di Ferro. Non voglio tediarvi con la sua storia e presunta identità, fatevi un giro sul web o, se vi piace Di Caprio vedetevi il romanzatissimo film. Dicevo che doveva essere il clou della giornata e invece... chiuso, nonostante i soldoni spesi per realizzare un avveniristico ascensore e facilitarne l'accesso, chiuso. Dovevo capirlo lì che qualcosa sarebbe andato storto. Da Exiles in poi la mia guida e la segnaletica ufficiale si sono fatti la guerra, e io, come dicevo prima, ho cambiato fila e cassa e mi sono beccato un surplus di 4 o 5 km. Certo all'inizio è stato bello (tutto è più bello della statale) vigneti, muretti a secco, mi stavo quasi esaltando. Poi sono iniziati i saliscendi, i boschi lugubri, la segnaletica latitante, le pietre scivolose, di nuovo i boschi lugubri, le tre vecchie vestite sgargianti e apparse dal nulla (tranquilli, niente streghe), le fronde invadenti e grondanti e infine la pioggia (santa mantella proteggimi tu). Insomma non si arrivava mai. Poi Susa è apparsa, radiosa (nonostante il tempaccio) con le sue rovine romane, i palazzi vecchi, i portici ombrosi e l'accogliente Convento di San Francesco da cui vi scrivo, dove ho messo il mio primo timbro sulla Credenziale e dove dormirò come una pietra. Due sono, alla fine, le vere gioie di questa lunga giornata: quella bella sensazione di essere stanchi morti ma sani e i 20 minuti di doccia calda che farebbero sembrare rubicondi anche Morticia e Gomez Addams.
Saludos amigos.

Video of the day

http://www.youtube.com/watch?v=rQ-jWYOHuqY&sns=em

martedì 9 giugno 2015

Prima tappa: Monginevro -Oulx

Prima giornata di cammino dal valico del Monginevro fino a Oulx, 26,5 km. Tappa bellissima con scorci meravigliosi sulle montagne resi ancora più piacevoli grazie a condizioni climatiche decisamente insperate viste le previsioni di ieri che davano tuoni, fulmini e saette. Il percorso originale della via Francigena correva un tempo lungo il fondovalle (e lo fa anche ora) ma la guida che sto utilizzando ha pensato bene di farmi risparmiare lo stress e la puzza della statale 24 trovando delle valide alternative fra i boschi. Certo, l'inizio è di quelli che non si dimenticano: 2,5 km di salita infame che hanno messo a dura prova i miei muscoli freddi. Poi si arriva a una radura circondata dagli alberi dove il sentiero spiana e si snoda piacevole fra conifere, fiori bellissimi e tanto tanto silenzio.  Unici rumori i richiami degli uccelli e il lento soffiare del vento fra i rami.. Tanti animali, tantissime farfalle che mi gironzolavano attorno (una piccola arancione e bianca mi ha "scortato" per un bel pezzo), tanti pennuti simpatici e poi lui, il capriolo. Un incontro bellissimo, una cosa alla Stand by me, non so se avete presente,  tre secondi forse tre secondi e mezzo di stasi assoluta in cui siamo guardati senza muovere un muscolo, poi lui è andato per la sua strada e io ho ricominciato la mia. Brividoni.
Lunghi tornanti di sterrata mi hanno fatto scendere fino a Cesana Torinese, grazioso paesino ricco di fontanili che regalano acqua gelata a chi ha sete e vuole rinfrescarsi il viso, la migliore acqua che si possa bere: altissima, purissima e buonissima. Una splendida cagnona con gli occhi arancione acceso ha pensato bene di leccarmi tutto mentre scambiavo due chiacchere con il suo proprietario ed è stato un altro bellissimo incontro, non c'è che dire.
Per uscire da Cesana bisogna farsi un km di statale ma si abbandona subito per risalire verso lo splendido paesino di Mollieres, tutto case di legno, fioriere traboccanti colore e fontanili (il vero leit motiv del luogo); da lì si prosegue fra cascatelle e piccoli saliscendi fino al paese semi abbandonato di Solomiac.  Tantissime le case diroccate con i tetti fatti di pesanti lastre di pietra, vecchie stalle e abitazioni che nessuno vuole più. Ma c"è anche una casa ristrutturata tutta dipinta che sfoggia una meridiana bellissima recante la scritta "vita fugit sicut umbra" un monito per chiunque non riesca proprio a trovare la sua strada nel mondo o il giusto modo per vivere. Proprio come quelle teste di legno che non hanno niente di meglio da fare che marchiare con i loro stupidi simboli ogni cosa che trovano: tantissime, troppe le svastiche e le celtiche che si vedono sui muri, sui cartelli stradali, persino sugli alberi. Ora ,voi sapete come la penso, ma qui non si tratta di una questione politica, non solo almeno, qui si tratta di etica, di rispetto del proprio territorio, di capire l'enorme abomino di dpingere una svastica accanto al simbolo del pellegrino come mostra la foto qui sotto. Mi arrabbierei anche se al suo posto ci fosse una falce e martello; nonostante il mio ideale sia lì. Come si dice: la madre degli stolti è sempre incinta.
Torniamo al percorso.:da Solomiac si ritorna sulla statale e sono 6km giù fino a Oulx, non si scampa. Poi finalmente è doccia, letto e piedi nudi (e curati a dovere).
A Roma mancano attualmente 887,7 km;  e domani la tappa da Oulx a Susa ne toglierà altri 25.  Ve l'ho già detto che adoro camminare?

El Ritual

http://youtu.be/YLkPWW1pdr0

lunedì 8 giugno 2015

Incredibile Oulx

Oulx è un piccolo paesino adagiato sulla parte finale della Val di Susa a 1100 metri sul livello del mare, pura Occitania lato italiano, terra di storie, tradizioni, cultura e di quella lingua musicale e seducente che è la lingua d'Oc, l'Occitano appunto. Circondato da pareti di conifere da cui spuntano picchi e speroni di roccia nuda e cruda è un vero e proprio paradiso (se amate la montagna ovviamente). Il "visitandum est" di oggi è sicuramente il borgo antico, pieno di fascino e storia, di fontanili da cui sgorga acqua freschissima e di balconi traboccanti fiori. C'è la torre Delfinale (detta anche erroneamente Saracena a causa delle scorribande turche che però non combaciano con il periodo di costruzione) e la bella parrocchia di Santa Maria Assunta, in puro stile "montanaro". Non molto altro ma se amate il paesaggio alpestre ecco il luogo che fa per voi (e per me). Una nota particolare: mai viste così tante agenzie immobiliari in un posto così piccolo. Domattina la signora che mi ospita sarà tanto gentile da accompagnarmi con la macchina fino al confine, su in alto; da lì inizierò il mio cammino verso Roma tornando a dormire in questo accogliente paesino, l'incredibile Oulx.
E pensare che quell'idiota di Mussolini, nel suo delirio italianizzante, l'aveva ribattezzata Ulzio.

domenica 7 giugno 2015

L'inquietudine del partire

Non so come spiegarlo: quando la partenza comincia a diventare imminente mi sale una strana specie di inquietudine che poco ha a che vedere con la gioia che un viaggio sa regalare. È piu forte di me, dovrei esultare e invece serro la testa fra le mani e resto lì, immobile. Poi passa eh, il tempo di arrivare e iniziare a vivere l'avventura e ogni malessere sparisce però per ora è così. Stamattina anche la Jessie, la cagnetta più bella (e agitata) del mondo sembrava voler condividere questa mio stato emotivo. Era lì, sdraiata sul pavimento che mi guardava con quei suoi occhioni tristi mentre finivo di chiudere lo zaino e di vestirmi. A un certo punto si è messa una zampa sulla testa ed è rimasta così, ad osservarmi andar via come se non dovessi tornare più, come se la stessi abbandonando per sempre.
Il treno per Firenze è appena partito, poi ne prenderò uno per Torino, poi uno per la Val di Susa, su fino a Oulx. Quella è solo la prima destinazione di questo lungo viaggio, il Cammino, quello vero, inizia domani, con un altro spirito e con i pensieri bui ormai lontani. Di sicuro.
Si, viaggiare.

mercoledì 3 giugno 2015

In Cammino

No, non è un errore di battitura, ho scritto Cammino volutamente con la maiuscola perché per me (e chi mi conosce lo sa) camminare è una cosa sacra, ce l'ho nel DNA. L'ho sviluppata fin da piccolo, da quando i miei genitori decisero che il mare poteva bastare e bisognava andare in montagna. Da allora "quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali" come dice il buon Paolo Conte. Le Dolomiti sono state la mia palestra poi ho affrontato i lunghi sentieri di Inghilterra, Scozia e Galles, mi sono macinato tutto l'Abruzzo ed ora, dopo averlo desiderato per tanto tempo, mi appresto a partire per quello che è uno dei percorsi culturali e religiosi più importanti al mondo: la Via Francigena. Sono un ateo convinto e testardo (pur avendo un mio personalissimo lato spirituale) e affronterò questi 900 km con la voglia di vedere, di scoprire, di sentire ciò che tantissime persone prima di me hanno già visto, scoperto e sentito. Ma Camminare è prima di tutto un aprirsi a se stessi, un modo per scendere nelle proprie profondità e contemporaneamente guardarsi dall'alto. Questo è quello che mi ha sempre affascinato, questo è ciò che mi ha sempre spinto a mettere un passo dopo l'altro.
Un diario di viaggio può essere un bel modo di condividere le sensazioni, i dolori e le gioie che si provano sulla strada, che sia essa un sentiero, una sterrata o la più trafficata delle statali.
Il 9 di giugno partirò dalla Val di Susa per scendere, con i miei tempi e il mio passo, fino a Roma: il turismo slow può insegnare molte cose e regalare punti di vista diversi sotto tutti gli aspetti e io voglio condividere con voi questa mia esperienza e sentire, in qualche strano modo, di portarvi tutti con me pur viaggiando da solo.
Thoreau scriveva "l'uomo che viaggia da solo può partire oggi; chi viaggia in compagnia deve aspettare che l'altro sia pronto".
Lo zaino, come vedete è già pronto, io pure.