giovedì 21 settembre 2017

Wild Murgia, la steppa, gli odori e i sapori


Terza tappa: da Santeramo a Altamura, 25 allegri km.

I primi chilometri della tappa odierna non sono piacevoli, non per il paesaggio, che rimane meraviglioso, ma per l'inciviltà delle persone, almeno di alcune, di quelle che che non riescono proprio a vedere il territorio in cui vivono diversamente da una discarica.
Televisori, frigoriferi, un numero esagerato di tazze del cesso, e, la cosa peggiore, ondulati di amianto in quantità industriale. Se questa gente non riesce a capire che alcuni materiali, con il passare del tempo e l'azione atmosferica, tendono a polverizzarsi e a permeare il terreno in maniera irrimediabile di veleno, siamo messi veramente male. Ci vorrebbero controlli, pene severe e tolleranza zero per questi esseri che proprio non si possono definire umani.
Ma oggi, come dice il titolo di questo post, è la tappa della steppa, degli odori e dei sapori e io voglio cominciare parlandovi degli odori. Si cammina con l'olfatto sempre in iperattività, perché qui crescono, spontanee, alcune piante fra le più aromatiche al mondo: l'origano in primis, il timo in se undis e per il gran finale il finocchietto selvatico, vera delizia degli sniffatori seriali.
La prima parte della tappa si snoda fra campi di ulivi, terreni agricoli e i soliti muretti a secco: vera regina del paesaggio è la Ferula, una pianta dal legno leggero ma resistentissimo, che aveva i più svariati utilizzi: se ne ricavavano sgabelli per i contadini, pastorali per i preti e perfino la famosissima fiamma olimpica dei tedofori.

Il sentiero è segnato benissimo e si cammina veloci anche se ogni tanto, qua e là, un cartello misteriosamente cade e un sasso con una freccia gialla finisce inspiegabilmente dall'altro lato della strada, in un cespuglio: che siano gli stessi che scaricano l'amianto a fare questi stupidi scherzetti? Possibile, anzi, assai probabile, del resto le persone che camminano hanno anche il dono di controllare il territorio e questo sicuramente a qualcuno non va giù.
Eppure siamo in un parco nazionale, quello dell'Alta Murgia, che, comprendendo tutte le zone protette limitrofe lo fa diventare
il secondo in Italia per estensione, ma evidentemente le statistiche non ci aiutano.

Continuiamo a camminare tranquillamente e all'improvviso il terreno davanti a noi scende ripido verso una enorme piana inabitata: ci siamo, la steppa si apre enorme davanti ai nostri occhi: la Wild Murgia è qui, .in tutto il suo splendore, Restiamo su questo balcone naturale un po', perché certi spettacoli hanno bisogno di tempo per essere osservati a dovere, poi iniziamo a scendere.
Per farlo passiamo per una Gravinella, solella minore delle Gravine tipiche del tarantino (non Quentin). Trattasi di piccolo canyon creato dall'erosione delle acque, una sorta di U di rocce piena di piante dai bei colori autunnali, fiori di zafferanastro e arbusti con bacche di tutti i colori: veramente un posto spettacolare. Quando arriviamo in fondo, cominciamo a seguire vecchi sterrati e strade di campagna che regalano scorci fantastici in tutte le direzioni. Ma la direzione giusta è una sola, quella che porta alla Masseria Scalera.

Sono Vito e sua figlia ad accoglierci in questo angolo di paradiso dove gli animali vi ono sereni e dove  i formaggi la fanno da padrone. Viene allestito un banchetto in nostro onore e mentre Vito inizia a raccontarci della sua fattoria e dei suoi prodotti, arriva Giovanni, vera anima e memoria storica di Altamura.
Il baccanale ha inizio e dopo pane, formaggi e vino locale c'è anche spazio per un bicchiere di Padre Peppe, il prezioso elisir di noci di Altamura, in parole povere il Nocino. Solo che qui ogni famiglia ha la sua ricetta, fatta di piccoli ingredienti segreto che vengono tramandati solo ad alcuni componenti della famiglia stessa
per permetterne la sopravvivenza 
Padre Peppe era il nome di un frate di Altamura che per primo trascrisse la preziosa ricetta.

Le due ore abbondanti che mancano per arrivare a fine tappa si svolgono così in un'atmosfera surreale,il gruppo si sfilaccia, e personalmente scatto centinaia di foto alle meravigliose geometrie agricole, e alle poche piante affioranti qua e là dalla spoglia steppa Murgiana. 
Ci ricompattiamo per visitare una chiesa ipogea dove sopravvivono ancora degli affreschi antichissimi e per farci raccontare della strada medievale che portava ad Altamura, visibilissima e riconoscibile dai solchi lasciati dai carri. Manca pochissimo alla meta, e quando entriamo in città la sorpresa è grandissima. Il centro storico è un gioiello: fu costruita da Federico II, un uomo illuminato,un vero rivoluzionario, che la volle dividere in quattro quarti, ognuno per un credo religioso diverso,: cristiani, ebrei, arabi e greci ortodossi. Le persone vivevano in totale armonia e i matrimoni misti erano all'ordine del giorno. Federico fu l'unico a concludere una crociata senza alcuno spargimento di sangue ma con un accordo con il sultano e per questo si beccò una delle cinque scomuniche. La cattedrale di Altamura', l'unica costruita dall'imperatore saggio, è meravigliosa e piena di simboli pagani, come una grossa testa del dio Giano, quello bifronte, che si trovava sulla punta del tetto che sormontava l'ingresso. Inutile dire che alla sua morte la chiesa distrisse l'armonia di questo luogo cacciando i saraceni e  gli ebtei che non si volevano convertire e soggiogando i greci ortodossi. Cambiarono addirittura l'ingresso alla cattedrale, da davanti a dietro. 
Insomma un luogo e soprattutto una persona da conoscere più approfonditamente.


Sulla cena stendo un velo pietoso ma posso dirvi che è stato un baccanale che si è svolto in uno dei locali più belli e coloriti in cui io abbia mai mangiato, il Pein Assut dove il Padre Peppe scorre a fiumi. 
Domani è, ahimè, l'ultima tappa e si arriverà a Matera, ma ve lo racconterò domani.
Saludos amigos.

mercoledì 20 settembre 2017

Le Murge, i boschi ricchi e mamma quercia


Seconda tappa, da Cassano delle Murge a Santerano in Colle, 22 km.

Iniziare con una buona colazione, non mi stancherò mai di dirlo, è importantissimo; quando la colazione la fai in un agriturismo speciale come il Pantalone, puoi star sicuro di vivere un'esperienza, fatta di prodotti a km 0, di marmellate e biscotti fatti in casa e di piccoli frutti dimenticati dall'affascinante nome di Azzeruole.
Il sentiero parte da Cassano catapultandoci immediatamente nel parco delle Murge e inoltrandosi quasi subito in una zona di fitta vegetazione nota come Bosco di Mesola. Ora, io di botanica ne mastico poco e notoriamente ho anche il pollice nero (ciò che pianto inevitabilmente muore) ma oggi ho la fortuna di avere con me Lorenzo, che invece è un pozzo di scienza. Le sue descrizioni, puntuali e dettagliate, rendono giustizia a questa zona e me la fanno apprezzare molto di piu. Gli alberi che arricchiscono l'area hanno nomi antichi e altisonanti: roverella,  fragno,, fustaie di Pino d'Aleppo, per nominarne solo.alcuni. Poi ci sono gli arbusti, quelli tipici della macchia mediterranea come il lentischio, la ginestra, il cisto marittimo, la quercia spinosa, il meraviglioso corbezzolo, oltre al mirto, il mio adorato biancospino, e il pruno spinoso con i suoi piccoli frutti di un bel colore viola blu. Tante sono le curiosità che Lorenzo snocciola mano a mano che passano i chilometri e la sua conoscenza della vegetazione locale  è una vera manna per le orecchie, soprattutto per chi, come me, ha sempre pensato alla quercia solamente come un gran bel albero. Lasciate però che vi riveli un segreto: di tutte le piante che abbiamo visto oggi, quello che di più ci ha soddisfatto è stato, anche oggi, il fico vulgaris. Frutti deliziosi ci hanno dato conforto per tutta la durata della tappa e non possiamo che esserne felici: gaudemus.

Ogni tanto il bosco si dirada aprendosi in piccole radure il che ci dà modo di osservare affiatate coppie di poiane compiere i loro larghi giri nel cielo in cerca di cibo sulla terra.
Arriviamo ad una vecchia masseria datata 1600 ora trasformata in agriturismo, uno bello, pieno di animali, alberi da frutta e gestito da un omone simpatico che, dopo aver dispensato caffè e succhi di frutta autoprodotti buoni da far paura, ci porta a fare un giro nella sua azienda sotto lo sguardo curioso di tanti asinelli e sotto quello protettivo di un docilissimo pastore abruzzese, canide enorme.
Appena fuori dalla struttura principale, in un largo recinto di muri a secco, maiali e cinghiali vivono insieme in perfetta armonia, dando origine ad una simpatica e numerosa prole ibrida.
Ci infiliamo nuovamente nel bosco, seguendo un sentiero fiancheggiato da rigogliosi ciclamini e dagli sgargianti fiori gialli dello zafferano selvatico; io trovo il tempo di dare un lungo abbraccio ad un grosso albero materno, mamma quercia, ed è uno di quei momenti energetici che sanno scuoterti nel profondo.

Quando lasciamo definitivamente il bosco siamo più o meno a metà tappa. Il cielo tende a coprirsi ma le nuvole, spinte dal gran vento non sembrano ancora volersi ammassare, alla faccia del meteo.
Ci muoviamo fra sterrati e minuscole stradine di campagna, ricche di silenzio e prodighe di panorami mozzafiato.
Facciamo una piccola sosta in cui consumiamo un po' delle piccole prugne che sono il nostro pranzo e poi ripartiamo.
Passiamo davanti ad un grosso parco attrezzato chiamato Il Parco dei Briganti, pieno di giochi avventurosi fra cui l'immancabile ponte tibetano, e il nome del luogo stimola il buon Claudio a raccontarci del fenomeno del brigantaggio in Puglia, una cosa che raggiunse il suo apice a cavallo dell'unità d'Italia e il cui principale protagonista fu tale Vito Servodio che trovò la morte per mano dei carabinieri proprio a due passi dal luogo dove abbiamo dormito ieri notte. 
Il sentiero che percorriamo, stretto fra due muri a secco, è proprio il tipico esempio delle vie che usavano i briganti per spostarsi nel territorio. I muri però non sono quelli bassi incontrati finora, sono alti ed hanno come una piccola tettoia sporgente: erano i cosiddetti muri anti lupo, costruiti in questo modo per impedire agli animali affamati di scavalcarli e di depredare le greggi.
Facciamo ancora pochi passi e la pioggia, a lungo paventata, decide infine di cadere, ma lo fa solo per pochi minuti, quelli che servono a me per tirare fuori dallo zaino la mantella e trasformarmi nuovamente nel mitologico Gnomone Blu della Val di Susa. È un'apparizione veloce, torno subito normale e, insieme alla combriccola, mi avvio per gli ultimi quattro chilometri di questa bella tappa.

Ci addentriamo nella bellissima Pineta Galietti che prende il nome dalla masseria settecentesca che sorge al suo interno ed è qui, proprio sul filo di lana, che Lorenzo trova alfine la sua orchidea selvatica: la cercava da stamattina e ora che l'ha trovata è felicissimo. La Puglia è la regione numero uno in Italia per la presenza di orchidee e noi rimaniamo ad osservare questo tenero virgulto con un misto di stupore e meraviglia. 
Quando usciamo dalla pineta entriamo in paese e chiudiamo infine la tappa, celebrando la tappa con un giro di birre...anzi due. 
Domani si arriva ad Altamura atteaverso la steppa murgiana per cui rimanete sintonizzati. 
Hasta siempre.

martedì 19 settembre 2017

I trulli, Pirro e gli ulivi secolari

Via Ellenica, da Locorotondo ad Alberobello, 24 km.

Cominciamo col dire che Locorotondo è un puro gioiello pugliese, un anello d'oro bianco adagiato da una mano sapiente sulla cima di una collina. Se ci si affaccia dal uno dei suoi belvedere si gode di una bellissima vista sulla campagna che la circonda, dove il verde degli olivi e il rosso della terra ferrosa sono interrotti dalla preziosa presenza di quelle costruzioni che saranno il meraviglioso leitmotiv della giornata: i trulli. 
Locorotondo vuol dire luogo rotondo e il nome gli calza a pennello visto la circolarità della sua essenza; i suoi muri candidi,le luminarie delle feste, e la pietra, vera cera nelle mani dei costruttori che si sono alternati in questo territorio nel corso dei secoli.
Usciamo dal paese dopo aver messo il timbro sulla credenziale nella Pro loco gestita da un uomo che ama profondamente il suo territorio: Pinuccio. Ci si potrebbe parlare per ore, ascoltare tutte le sue storie ma il Cammino chiama, bisogna mettersi in moto.
Siamo in tre a partire, io, Andrea Manni (giornalista della Gazzetta) e Angelo, uno dei ragazzi di In Itinere, l'Associazione che ha creato e segue questo percorso e che ci ospita in questa quattro giorni.
Ci incamminiamo e dopo una quindicina di minuti siamo fuori dal paese ed inizia la meraviglia. Io i trulli li ho visti sempre e solo in foto e trovarmeli davanti così, senza preavviso e senza mezze misure tira prepotentemente fuori il fanciullo che è in me. Il fatto è che vorrei visitarli tutti, quelli ristrutturati e quelli che sono ancora dei ruderi ma mi devo accontentare di ammirarli da fuori.
Sono costituiti da una struttura a tholos, una forma che è stata ereditata dalla forte presenza greca in questo territorio nei secoli passati (e tuttora). Sulla cima del cono rovesciato c'è un simbolo detto pennacchio, che può essere delle forme più disparate (una sfera, una stella) a seconda del valore che la famiglia che abita il trullo vuole trasmettere attraverso esso, che sia protezione dal malocchio, fede profonda o quant'altro.

Si cammina così per una decina di chilometri, fra uliveti meravigliosi divisi da muretti a secco, vigne di tutti i tipi e tanti, tantissimi alberi di fichi. Ne rubiamo qualcuno, uno qua, uno là, per una questione di par condicio. 
Lorenzo ci aspetta, con la macchina appoggio, al limitare di un gruppo di case e ci da la frutta che sarà il nostro pranzo: una pesca e l'inevitabile, preziosissima banana.
Insieme alla frutta, ci regala anche Claudio, un altro componente di In Itinere che come suoneria del cellulare ha London's Calling dei Clash e mi sta subito simpatico.
Il paesaggio cambia quando ci si infila sul sentiero che segue l'acquedotto pugliese, i suoi ponti e che in costa aggira tutta la collina e porta ad una grossa depressione carsica nota con il nome di Canale di Pirro. Ora, che il celebre condottiero sia passato di qua è improbabile, il nome deriva piu probabilmente dalle pire, antiche cisterne per l'acqua piovana un tempo presenti in questa parte del territorio.


Si intravede già Alberobello in lontananza ma mancano ancora sette chilometri che percorriamo, inevitabilmente, con meno verve e con conversazioni rarefatte. Lo scenario è di nuovo quello degli ulivi e della terra rossa e quando alla fine arriviamo a destinazione siamo un po' stanchi, ma il paese è il tripudio del trullo e, nonostante sia invaso dai turisti e ci siano forse troppi negozi di souvenir, ha un fascino pazzesco. 
La tappa è finita, è ora di sedersi al tavolino di un bar e di bersi una sana birra.
Come prima tappa direi che siamo su un punteggio stellare, da tutti i punti di vista, e io non vedo l'ora che sia domani.
Saludos amigos.

sabato 9 settembre 2017

Le novità di adesso (e quelle del prossimo futuro)

Ieri è stata per me una giornata importante, una di quelle in cui si diventa improvvisamente radiosi, in cui tutto sembra scorrere, senza sforzo, nella direzione giusta.
Sono tornato a Roma per consegnare I giorni di Postumia, il mio nuovo diario di viaggio, alle Edizioni dei Cammini e così facendo ho firmato il mio terzo contratto editoriale. 
Il giorno in cui firmai il primo per le Edizioni Spartaco sembra perdersi ormai nella notte dei tempi ed invece sono passati solo tre anni e mezzo, un lasso di tempo in cui è successo di tutto e in cui la mia vita ha sterzato bruscamente, ma questo probabilmente lo sapete.
Il libro dovrebbe uscire a breve, presumibilmente ai primi di novembre e sarà seguito da un nuovo lunghissimo tour che mi trasformerà nuovamente in una pallina da flipper e mi porterà in tantissime librerie, circoli, biblioteche e altri luoghi dove potrò incontrare nuove persone, pellegrini e non, e raccontare una nuova avventura. Sarà anche un ottimo modo di far conoscere ancor di più la Via Postumia, un Cammino nuovo e affascinante, che a me ha regalato sensazioni bellissime che voglio condividere con chi avrà la voglia di farsi incuriosire.
Sono felice, l'ho detto, ma il libro non è la sola ragione, c'è qualcos'altro a farmi brillare: mi è stato chiesto di diventare un collaboratore della direzione editoriale ed io ho accettato, e ne sono strafelice. La direzione che ho preso un paio di anni fa comincia a dare i suoi frutti e questo mi inorgoglisce non poco. Non sarà una cosa semplice, dovrò leggere i manoscritti che arriveranno nei prossimi mesi, trovarne altri in maniera autonoma e valutarne le potenzialità (anche se la parola finale spetterà sempre alla casa editrice).  
Tanta roba, direte voi, ma c'è dell'altro. 


Sono finalmente arrivati i biglietti aerei per Bari; il 18 settembre inizierà questa nuova avventura lungo il Cammino Materano, quattro giorni intensi alla scoperta di un territorio bellissimo, pieno di storia e paesaggi affascinanti. 
Quattro saranno le tappe che percorrerò in compagnia di chi segue e cura questa Via:
1 - Cassano delle Murge - Santeramo
2 - Santeramo - Altamura
3 - Locorotondo - Alberobello
4 - Martinafranca - Crispiano
Si camminerà lungo antichi tratturi, sentieri e strade medievali in un percorso di grande valore  storico, paesaggistico e naturalistico.
Qui sul blog vi racconterò ogni tappa e anche Radio Francigena sarà della partita con i suoi collegamenti giornalieri. Mi aspetto tantissimo da questi quattro giorni e non vedo l'ora di partire. 

Il 23 tornerò a Venezia e lunedì 25 andrò a Trento per partecipare a IT.A.CÀ Festival (itinerante) del Turismo Responsabile. L'appuntamento è per le 18,00 presso la Booktique di Via Torre d'Augusto 29, dove presenterò il libro sulla Via Francigena. L'evento è organizzato dall'Associazione TassoBarbasso.

Per concludere questo piccolo calendario, il 26 settembre raggiungerò il mio amico Gregorio a Mestre e faremo rotta verso Muggia, al confine con la Slovenia e da lì ci muoveremo lungo tutta la costa friulana per raggiungere, passando per Trieste, Monfalcone e Grado, Aquileia. È la Via Flavia, collegamento ideale con la Via Postumia (e quindi con il Cammino di Santiago) per chi viene dai Balcani; saranno cinque giorni intensi in una terra che amo tanto e con un buon amico che ha voglia di sperimentare cosa vuol dire essere in Cammino.

Insomma, c'è tantissima carne al fuoco, una vera e propria grigliata mista direi, ma molte altre cose bollono in pentola e tutto ciò che c'è da sapere lo leggerete qui. Stay tuned.




mercoledì 23 agosto 2017

Lagolandia 2017





Succede, a volte, che alcune manifestazioni non abbiano la visibilità che meriterebbero, e rischino di passare inosservate nonostante offrano programmi ricchissimi di eventi e iniziative studiati per accontentare i gusti più diversi.
È un po' il caso di Lagolandia, una manifestazione giovane, giunta quest’anno alla sua quarta edizione, che si articola in tre fine settimana estivi a cavallo fra giugno e agosto; si svolge nella meravigliosa cornice dell’Appennino Bolognese della Val di Setta, in una zona ricca di laghi e laghetti, dove il paesaggio, i boschi, l’aria pulita, l’accoglienza, e, non ultima, la buona cucina, hanno ancora un significato profondo. A organizzarla è un gruppo di ragazzi intraprendenti, pieni d’idee e soprattutto molto legati al territorio, che, con l’aiuto di alcuni partner sostenitori, creano il programma della manifestazione e seguono, tutto l’anno, il progetto in ogni suo dettaglio.
 

Ho avuto il grande onore di essere invitato, lo scorso week end, a partecipare all’ultimo dei tre appuntamenti di questa edizione, che prevedeva, come campo base delle attività diurne, lo specchio d’acqua di Santa Maria, un invaso artificiale in mezzo ai monti, e il vivace paese di Castiglione dei Pepoli come luogo preposto alle attività tardo pomeridiane e serali.
E proprio a Castiglione, presso i bei locali dell’Associazione Culturale Officina15 si è svolta la presentazione del mio libro sulla Via Francigena, cui ha fatto seguito un aperitivo sonorizzato da un bellissimo DJ Set.


A chiudere in bellezza la serata, è stato il trio di Jimmy Villotti, storica sei corde di Paolo Conte e di molti altri artisti nazionali ed internazionali; ha letteralmente deliziato i presenti con alcuni fra i più famosi standard jazz, perché Jimmy non è solo un gran musicista, è soprattutto uno splendido settantatreenne che davanti al suo pubblico sa dare tutto se stesso: il palco ha questo dono prezioso, appena sali le scalette e entri nei coni colorati delle luci,  ti cancella l’età.


Fin dalla domenica mattina il campo base sulle rive dell’invaso di Santa Maria, ha visto svolgersi tanti laboratori creativi e attività varie: dallo yoga a bordo lago, alle lezioni di interior design a base botanica. Molti i percorsi che hanno potuto vivere i numerosi partecipanti, da quello ambientale, alla scoperta del vivaio forestale delle Cottede, a quello architettonico, dedicato alla visita della Rocchetta Mattei , un castello sorprendente, ricco di simboli esoterici e di misticismo.
Per quel che mi riguarda ho avuto il piacere di accompagnare un gruppo lungo il Percorso Viaggiante, sei chilometri di interpoderale attraverso un bosco bellissimo, fino al lago di Tavianella.
È stato un’ottima occasione per parlare, durante le soste, di Cammini, di Strade, e di esperienze, ma è anche stato il modo di raccontare aneddoti, strappare qualche risata e dispensare consigli preziosi.


La giornata si è conclusa con Zucarein senza frontiere, ovvero la storia del più famoso biscotto montanaro, attraverso le ricette, gli aneddoti, e la graditissima degustazione finale: il più dolce dei modi per chiudere un fine settimana fantastico. 
Un ringraziamento speciale a tutti coloro che, con il loro impegno e la loro dedizione portano avanti il loro progetto, il loro sogno. Siete stati degli ospiti fantastici. Grazie mille, di cuore.

Ci vediamo a Lagolandia 2018













mercoledì 16 agosto 2017

Gli appuntamenti dell'estate

Bentrovati amici, ferragosto è passato ed io mi preparo a rimettermi in moto per quello che si preannuncia un fine anno scoppiettante. Tanti sono gli appuntamenti che si stanno lentamente incastrando nel mio planning gestionale, uno strumento utilissimo vista la mia atavica difficoltà nel gestire me stesso. Iniziamo però dal nuovo zaino: pur rimanendo fedele al mio vecchio compagno d'avventura, il 35 lt blu della Salewa (che avrete visto in tante foto), avevo l'esigenza di trovarne uno più piccolo per i cammini brevi ed eccolo qui. Si tratta di un 26 lt della Deuter, compatto e ben bilanciato: l'ho ordinato e dovrebbe arrivarmi nei prossimi giorni, giusto in tempo per il primo appuntamento di questa fine estate: Lagolandia.
Cos'è Lagolandia? è una manifestazione nata nel 2014 per valorizzare l'area dei laghi dell'Appennino bolognese; è giunta quest'anno alla sua quarta edizione, ed è articolata su tre fine settimana pieni zeppi di iniziative che vanno dalle camminate, allo yoga, alle visite culturali fino alla musica e alla buona tavola. Due week end sono già passati ma il 19 e 20 di agosto ci ritroveremo tutti al Lago di Santa Maria per una due giorni ricca di appuntamenti. Personalmente sono stato invitato a presentare La mia Francigena e la cosa si svolgerà sabato alle ore 19 a Castiglione dei Pepoli, presso Officina15, in Via Aldo Moro. La domenica poi, alle ore 15, accompagnerò un gruppo escursionistico sul "sentiero viaggiante", una bella sgambata di tre ore e mezza. Per chi volesse tutti i dettagli, qui trova il programma completo degli appuntamenti.

La seconda novità, di cui già vi avevo anticipato qualcosa, è la quattro giorni sul Cammino Materano che si svolgerà nei giorni dal 19 al 22 lungo la Via Peuceta e la Via Ellenica, fra paesaggi sensazionali e luoghi storici, ed io non sto più nella pelle. Qui trovate il link alla pagina FB del Cammino dove potrete scoprire gli itinerari e le bellezze di questi percorsi.

Il 25 settembre invece sarò nella bellissima Trento, ospite di It.A.Cà, il Festival del turismo responsabile. La manifestazione, che ha già girato alcune città e si concluderà a fine ottobre nel Monferrato, dopo aver toccato Reggio Emilia, Parma e Rovigo, è interamente dedicata al viaggiare slow e al turismo sostenibile. Il programma, ricchissimo di appuntamenti, lo trovate qui
Io presenterò il libro sulla Via Francigena alle 18, presso Bookique, in via Torre d'Augusto 29.

Se tutto va bene nei giorni a seguire dovrei essere in Cammino lungo la Via Flavia, da Muggia ad Aquileia, cinque giorni lungo la costa friulana; su questo vi terrò aggiornati, cosi come  sull'uscita del libro sulla Via Postumia che è attualmente in fase di revisione (ma non manca molto).
Per ora è tutto qui, spero stiate passando un'estate meravigliosa e che i vostri passi vi regalino emozioni intense. Buon Cammino a tutti!