Cartoline da Venezia
martedì 9 maggio 2017
Il Sile e le barche morte
Ottava tappa, Quarto d'Altino - Treviso, 22 km.
Sono di nuovo a me stante, Giuseppe è tornato ai suoi impegni ed io ai miei passi solitari.
Quando esco la nebbia mi abbraccia stretto come una vecchia amica e mi tiene compagnia per un'ora buona, poi decide di dissolversi. Cammino lungo il Sile, poi su una lunga ciclabile bordo-strada che mi porta a Casale sul Sile e oltre per poi distaccarsi definitivamente dal rigido asfalto e raggiungere nuovamente il fiume; da qui in poi lo seguirà fino alla fine, fino ad entrare a Treviso.
Camminare seguendo le curve e le anse del Sile è quasi ipnotico, di sicuro è dolce e piacevole; i germani e tutti gli altri pennuti si scostano appena al mio passare certificando, se ce ne fosse bisogno, la serenità del luogo.
Il placido camminare si interrompe brevemente nei pressi di una chiesetta per potere parlare con la banda di Radio Popolare e quella di Radio Francigena senza che si percepisca il respiro accelerato del pellegrino, poi riprende dolcemente. Il cielo é velato e la temperatura è ideale e quando arrivo nel minuscolo borgo di Casier è già ora pranzo, lo si capisce dai profumi che escono da un'osteria affacciata sul fiume. Io sgranocchio qualcosa e riparto veloce.
Quando arrivo ad una passerella che si allunga sopra il corso del Sile capisco di essere arrivato nel posto clou della tappa, il Cimitero dei Burci. Chi mi conosce sa della mia passione per i cimiteri monumentali ma qui siamo di fronte ad una cosa ben diversa: i burci sono barche.
Costruite larghe e a fondo piatto erano le tipiche imbarcazioni da trasporto fluviale, assai comuni in tutta la val padana.
Negli anni settanta, in questa ansa del fiume ne furono "parcheggiate" alcune, una prassi utilizzata anche per frigoriferi, materassi ed ogni altro genere di rifiuto ingombrante, tipica dell'italico popolo tutto.
Il tempo e la natura hanno lentamente spolpato quei relitti riducendoli all'osso e dando al luogo un aspetto lugubre ma estremamente affascinante. Ci passo un bel po' di tempo, a fare foto e sognare storie poi mi rimetto in cammino; mancano 5 km a fine tappa, time to go.
Entrare a piedi in una città non è mai semplice ma questa legge non vale per Treviso, non da questa parte almeno: la ciclabile arriva dritta fino alle mura guidata dal Sile fra gruppi di cigni, papere e mulini abbandonati (ahimè), il tutto in totale sicurezza. Ho un treno che mi aspetta, stanotte dormo a casa a Venezia e domani mi riposo: penso di meritarmelo.
Mercoledì si ricomincia. Daje !!!
domenica 7 maggio 2017
Fra barene e fiumi transgender
Settima tappa, Musile di Piave - Quarto d'Altino, 28 km.
Sarà stata la grande fatica dei 30 km, sarà stata la cena ricca e saporita, sarà stato il rumore della pioggia ma stanotte ho dormito di filato fino alle 6. Ci voleva.
Patrizia, la signora del B&B, ci ha preparato un'ottima colazione e mi ha anche risistemato la treccina che si era sciolta: un rituale che ha dato lo start alla giornata.
Con Giuseppe al mio fianco riattraversiamo il paese e ci infiliamo subito fra campi con vigne alte e strani alberi da frutta che non riconosciamo (la botanica non è il nostro forte) poi cominciamo a costeggiare un lungo tratto del/della Piave. Ora, questa cosa che molti fiumi si possono chiamare col maschile o il femminile mi fa impazzire, é il trionfo del transgender idrico, fluido e sereno.
Qui il peso della storia è forte, ci sono tabelle che raccontano i fatti della grande guerra, cippi che ne ricordano gli eroi e monumenti che ribadiscono il celeberrimo "di qui non si passa". Ora però passare é possibile, grazie a un ponte di barche che ci porta sull'altra sponda dove ci facciamo la prima sosta della giornata. Un bel cigno vanitoso dal centro del fiume si avvicina all'argine e si mette in posa per qualche foto. Lo assecondiamo.
Proseguiamo costeggiando il fiume e a un certo punto veniamo raggiunti da un trio di ciclisti: li aspettavamo, sono pellegrini biruote che hanno percorso la Via Flavia ed ora scorrazzano e impazzano lungo la Postumia. Foto di rito, baci e abbracci e poi via di nuovo, a velocità diverse.
Un paio di km ancora e SBAM!!! La laguna ci colpisce con tutta la sua vastita e la sua bellezza.
Le barene si allungano verso l'infinito e la Postumia, travestita da ciclabile nuova nuova, le tallona come un'amante gelosa che non vuole perderle di vista nemmeno un momento. Si va avanti così per nove meravigliosi km, con scorci sempre più belli e tanta, tantissima suggestione: la macchina fotografica non ne vuole sapere di star ferma, deve scattare, scattare, scattare.
Assecondo anche lei.
Mi prendo qualche minuto per osservare una coraggiosa lumaca pellegrina attraversare la ciclabile e la proteggo negli ultimi cm del suo lento strisciare.
Quando arriviamo in fondo al lungo "drittone" e salutiamo la laguna ci ricordiamo che è domenica e che anche il pellegrino ha diritto a godere delle gioie della vita, così entriamo in un ristorantino convenzionato e ci spariamo una mega frittura di pesce e due insalate al fresco di un giardino interno invidiabile.
Da li a fine tappa mancano otto km ma, rinfrancati dal cibo e dalla sosta, li facciamo velocemente e facilmente: basta seguire il/la Sile che ci porta, zigzagando fluido, fino in paese. Qui la mia strada e quella di Giuseppe si dividono: lui torna col treno dalle parti di Conegliano e io mi infilo nel B&B e nella doccia. Una tappa bellissima, camminata con una persona fantastica, con un nuovo amico: grazie Scorpio Man, I'll see you soon!!!
sabato 6 maggio 2017
Giuseppe lo scorpione e la compagnia errante
Sesta tappa, Oderzo - Musile di Piave, 32 km.
Spalancare la finestra della camera da letto e con piacere vedere che c'è il sole, sentire una vocina dentro che dice "sporgiti un po' di più", farlo e notare con dispiacere che la nuvolaglia è alle tue spalle ma c'è, e c'è per restare.
Vabbè, chi se ne frega, tanto oggi cammino in compagnia.
Arrivo alla stazione di Oderzo e dopo cinque minuti un treno scarica sul binario 2 un omone pellegrino che risponde al nome di Giuseppe. Sarà lui a dividere con me la tappa di oggi e anche quella di domani. Ci troviamo subito, merito di quell'affinità elettiva che unisce i pellegrini e che rende tutte le differenze superabili...anche il suo essere scorpione...ops!.
Partiamo veloci, velocissimi: sulle ali delle chiacchiere facciamo due ore filate a passo sostenuto. C'è parecchio asfalto, sarà più o meno così fino a metà tappa, ma le macchine sono poche e, fra cagnolini abbaianti da dietro i cancelli, vigne di viti enormi e cappelli da alpino giganti sfioriamo Ponte di Piave e arriviamo a Noventa di Piave. Una sosta ci sta tutta. Il Piave è una presenza potente, tutto parla di lui del resto è un fiume che ha fatto la storia ed io non vedo l'ora di incontrarlo. Non ci vuole molto, pochi km di una bella ciclabile sterrata dove camminare è un sogno e si arriva al ponte di barche che ci permette di attraversare questo lento serpente d'acqua; il suo corpo fluido è colorato di bianco per i vaporosi pollini dei pioppi che scendono giù come fiocchi di neve, tutto molto bello.
Si affaccia un timido sole, e un po' di azzurro fa capolino fra le nuvole compatte. Mancano poco più di 6 km ma la stanchezza comincia a farsi sentire e le nostre conversazioni si riducono di intensità sfiorando il monosillabico.
Tre "drittoni" su asfalto segnano gli ultimi tratti della tappa poi, finalmente, entriamo a Musile di Piave, in largo anticipo e con la gola secca. La sosta è d'obbligo, birra per lui, coca zero per me ma il posto è affascinante, trattasi di osteria vecchio stampo con i vecchietti che giocano a carte. Ci informiamo sulla cena e il menù che ci portano parla chiaro: 11€ primo, secondo e contorno e non vi dico i piatti perché sbavereste. Prenotiamo e poi via verso il B&B dove ci accoglie Patrizia, più che una donna un mito che oltre a farci sentire a nostro agio trova anche il tempo di ricucirmi il marsupio esploso durante una sosta. Che dire, siamo stanchi ma felici, felici marci.
Domani è un altro giorno, trullallà.
venerdì 5 maggio 2017
Erboristi e chiese chiuse
Quinta tappa, San Stino di Livenza - Oderzo, 28 km.
Il sole è già alto e caldo quando esco e il pile leggero finisce subito nello zaino, per rimanerci fino alla fine. Sfoggio la mia nuova magliettina arancione modello dipendente Anas, così mi si nota di più.
Non so perché ma fin dalla prima notte ad Aquileia ho cominciato a svegliarmi verso le 4 di mattina. Ho pensato fosse l'ansia ma ormai cammino da 5 giorni e dovrebbe essere scemata. Ho pensato che spegnere la luce alle 22 sia troppo presto ma la stanchezza a quell'ora mi prende e mi serra gli occhi. Ho pensato pure all'astinenza da alcol.... Insomma stamattina, dopo aver "seguito il fiume" come dicono i Calexico, mi sono infilato in un'erboristeria ed ho acquistato della passiflora per il sonno e, visto che c'ero, ho preso anche una crema solare perché le braccia, più che le mie, sembrano ormai quelle di un portoricano e bisogna correre ai ripari.
Riparto impomatato e felice e ricomincio a seguire canali, salutare pescatori che lasciano andare i pesci, attraversare paesini e vedere chiesette tutte chiuse, compreso il Santuario della Madonna dei Miracoli: anche i frati mangiano e credo mangino pure bene.
Il paesaggio non cambia molto e il sole cresce di gradi, così quando arrivo alla Fontana degli Innamorati, ormai alle porte di Oderzo, mi accascio all'ombra del campanile della minuscola chiesetta che, inaspettatamente, è aperta.
Da li al centro città sono un paio di km abbondanti ma l'idea della doccia imminente mi da la carica e li divoro veloce. Oderzo è una cittadina storica, Opiterigium per gli amici, ed oltre al bel Duomo e ai suoi affreschi offre vestigia della cittadina romana che fu. Giro un po', mi bevo la mia birra analcolica e mi preparo per la cena., giusto il tempo di pubblicare questo post.
Domani si cammina in due, Giuseppe arriverà alla stazione di Oderzo alle 8,30 e io sarò lì ad aspettarlo.
Ciao e miao a tutti.
giovedì 4 maggio 2017
Lo Gnomone e la forza del pensiero
Quarta tappa, Giussago - San Stino di Livenza, 28 km.
È arrivata, la pioggia è arrivata, e con lei il re indiscusso dei cammini umidi: il mitologico Gnomone Blu della Val di Susa. Era inevitabile, di più, era fisiologico. Le gocce non sono violente ma sono fitte e se la mantella ti ripara dall'acqua esterna, ne crea una tutta sua portando la sudorazione alle stelle: chi cammina lo sa. Tiro dritto veloce tanto di alternative non ce ne sono e dopo una serie di stradine fra i campi entro nella periferia di Concordia Sagittaria e quindi in città. È tanto tempo che volevo vedere questo luogo così pieno di storia ma non c'ero mai riuscito e arrivarci con la pioggia mi rattrista, e lo fa così tanto che il cielo smette di piangere e comincia ad aprirsi. Entro in canonica per il rituale del timbro sulla credenziale dopo aver visitato il bel battistero antico ed aver visto, dall'alto, le rovine romane. Questo luogo era famoso per la costruzione delle frecce, le sagitte appunto, ed era un punto sosta importante per le truppe romane anche in virtù dell'incrocio fra la Via Postumia e la Via Annia (di cui è visibile un pezzo). Un anziano signore mi racconta di pozzi nascosti, vongole sepolte, sepolcri spaccati e mentre lo fa la mia testa si astrae e si concentra sulla parola "spaccare" ed è cosi che, anche oggi, le nuvole si frantumano.
Da qui in poi sono solo nei campi e vago per le lunghissime strade sterrate che li attraversano.
Scatto foto a ripetizione, non ne posso fare a meno, ogni albero, ogni canale, ogni fiore, ognuno di loro reclama i suoi cinque secondi di notorietà ed io li accontento. Arrivo ad un bar, isolato come solo un'oasi sa fare e faccio una meritata sosta con la mia birra analcolica e ne approfitto per selezionare un po di foto da lanciare sulla rete. Da qui a fine tappa sono solo nove km e li faccio a passo di marcia: il cielo davanti a me si sta ammassando, si accartoccia strato su strato ed è grigio più del piombo più grigio, fa quasi paura.
Entro al volo in un supermercato e mi procaccio la cena poi attraverso la zona industriale di San Stino e chiudo la tappa.
Saludos Amigos.
mercoledì 3 maggio 2017
Spaccanuvole e pensieri
Terza tappa, Palazzolo dello Stella - Giussago 32 km.
Aspettavo la pioggia perché il cielo era plumbeo e invece anche oggi il gestore del meteo locale ha giocato allo Spaccanuvole, proprio come Robin e Jeff nel film di Terry Gilliam. Ha iniziato a metà mattinata e non ha smesso più e lo benedico per questo, perché mi ha permesso di fare foto strepitose pigiando solo il bottone, non mi sono dovuto sforzare.
Ma andiamo con ordine. I due km per arrivare dal mio agriturismo al centro di Palazzolo dello Stella sono di quelli che non vorresti fare mai più: strada trafficata, camion e un filo di spazio dove camminare, ma dura poco, poi, attraversato un ponticello pedonale ballerino e poi, svoltato a sinistra, mi incammino tranquillo per una lunga strada dotata di ampio marciapiede.
Dopo pochi metri incontro un signore con bastoncino, barbetta, occhio folle e camicia di flanella: è un pellegrino impegnato in una piccola viandanza locale e non gli par vero di aggregarsi.
Inizia a parlare e non smette più e, come se non bastasse, vuole a tutti i costi che lo segua lungo un altro tracciato che porta a Latisana: è la mia prima meta di oggi ma la strada che vuole impormi non è la mia. Insiste un po', un po' troppo, e cerca di spaventarmi con elenchi di insidie e curve pericolose per poi giocarsi la carta dei km risparmiati ma io non mollo e alla fine lui cede e me ne libero (con un sospirone di sollievo). Poco dopo entro in campagna.
C'è una lunga serie di strade bianche che si susseguono sotto la suola delle mie scarpe, alcune così lunghe e dritte che sembrano non finire mai ma alla fine sbuco a Gorgo, ridente micro paese dove l'asparago regna indiscusso. È proprio accanto al corso del Tagliamento e la Via comincia a seguirne il sinuoso argine senza però farmelo mai vedere. Devo aspettare di arrivare a Latisana e attraversare il ponte per poterlo incontrare.
È largo e anche un po' melmoso ma la nuvolaglia è ormai in frantumi e il cielo azzurro si riflette sulle sue lente acque donandogli splendore.
È qui che abbandono il Friuli (mandi mandi) ed entro in Veneto. Faccio una sosta all'ombra, mi nutro e via, di nuovo in marcia.
La campagna è silenziosa e le nuvole sembrano sistemarsi nel miglior modo possibile ad ogni inquadratura, così, per regalarmi suggestioni maggiori. Le rane gracidano e il loro suono é l'unico udibile insieme a quello dei miei passi; nelle due ore che impiego ad arrivare a fine tappa c'è tempo per pensare, per farsi domande, provare a darsi risposte, avere idee brillanti e dimenticarle e infine rinfrancarsi con una birra analcolica ad un passo dalla meta. Una gran bella tappa, non c'è che dire e la fatica svanisce grazie ad una lunga doccia rigenerante.
E adesso?
Adesso Pizzaaaaaa!!!!
martedì 2 maggio 2017
Tra i campi e per la pioppeta gigante
Seconda tappa, Palmanova - Palazzolo dello Stella, 34 km.
Quando raggiungo il limitare del campo la sequenza di alberi s'interrompe e dopo una svolta a sinistra mi ritrovo a camminare lungo l'autostrada, ma tranquilli, sono al di là di una rete. Tre camionisti passando mi vedono e lanciano alto lo squillare delle loro trombe, salutandomi con la mano. Fa piacere.
Quando raggiungo il limitare del campo la sequenza di alberi s'interrompe e dopo una svolta a sinistra mi ritrovo a camminare lungo l'autostrada, ma tranquilli, sono al di là di una rete. Tre camionisti passando mi vedono e lanciano alto lo squillare delle loro trombe, salutandomi con la mano. Fa piacere.
Arrivo a Porpetto, grazioso mini paese e mi fermo a fare la prima sosta: piedi liberi, acqua e ci scappa anche una barretta buonissima. Me la voglio prendere comoda, la tappa è lunga ed io di riflesso allungo la sosta; riparto quando mi sento realmente pronto e mi infilo nuovamente nei campi. Pochi chilometri e mi debbo fermare per forza: sui muri delle case di Chiarisacco, frazione di San Giorgio di Nogaro ci sono dei murales bellissimi, uno addirittura occupa un'intera parete. Scatto foto a raffica e quando penso di aver visto tutto attraverso il ponticello pedonale che scavalca il canale e mi ritrovo a San Giorgio, di fronte a dei piloni che sostengono una strada alta e che sono pieni zeppi di meravigliosi graffiti street art style. Insomma un luogo dove l'arte (quella bella) si impossessa dei muri senza deturparli è un luogo meraviglioso.
Proseguo velocemente e arrivo a Carlino dove finalmente divoro la banana del giorno, un arancia extra e sostituisco la scarpa col sandalo. Il caldo è salito in cattedra, mancano ancora 12 km e voglio chiudere.
C'è il tempo per attraversare un'area naturale protetta e incontrare Donna Fabiola, la paladina delle orchidee, che sta cercando esemplari da salvare da un'imminente potatura dell'area da parte della municipale.
Manca poco, il caldo sale e gli ultimi tre km di asfalto me li risparmierei volentieri ma stringo i denti et voilà, arrivo a fine tappa.
Credo che una doccia così non ritorni mai più.
lunedì 1 maggio 2017
La stella impercettibile
Prima tappa, Aquileia-Palmanova 29 km.
Avevo un ricordo del Friuli bello e intenso, di un luogo magico, ricco di storia, di paesaggi mozzafiato, sapori e colori e così l'ho ritrovato. Una gran bella prima tappa, fin dai primi passi lungo il porto fluviale di Aquileia, con la sua pace, i suoi antichi resti e i cipressi in duplice filare (cit.). È li che mi ha raggiunto Manuela, referente per il tratto friulano della Postumia e pellegrina d.o.c., orsa, come me.
Il camminare con lei é stato bello, pieno di chiacchiere, di pennellate di vernice gialla per rifare le frecce e di adesivi da appiccicare. Io ho fatto la cavia tutto il giorno (una cavia di un metro e novanta ma pur sempre una cavia): dovevo testare il percorso, la sua segnaletica, andare avanti senza usare il Gps e devo dire che il lavoro che è stato fatto è veramente preciso e la manutenzione puntuale. Si comincia bene insomma.
Lungo la strada tante cose da vedere, nuove vigne sorvegliate dalle poiane in cerca di cibo, leprotti che di finire divorati non ne volevano sapere, e canali d'acqua lenti da sembrare immobili. Tutto molto bucolico. Ma si sono attraversati anche bei paesini come Cervignano, con il suo canale e le barchette parcheggiate, Strassoldo, minimo borgo ancorato saldamente ad una dimensione fiabesca e Aiello del Friuli, paese dalle tante meridiane che è anche patria di quel Giulio Regeni che ancora reclama verità. Ma la perla è sicuramente Palmanova, una perla ben nascosta, con il fascino discreto di una stella impercettibile, invisibile a tutti tranne che agli uccelli, i soli che possono godere ogni volta che ne hanno voglia della sua bellezza.
Poco prima di arrivarci due caprioli sono saettati al nostro fianco correndo liberi e felici per i campi e questo è forse il ricordo più bello della giornata, questo, la cavalletta pellegrina che vedete in foto e le ciuchine di Susanna, che nel suo b&b ospita e accoglie insieme a tutta la sua fauna assortita.
Insomma una gran prima tappa, come dicevo, ed io non vedo l'ora di rimettermi in moto per la seconda.
Come cantavano i Canned Heat: I'm on the road again
domenica 30 aprile 2017
Il giorno prima
Tornare ad Aquileia dopo tanto tempo per il nuovo Cammino è una sensazione del tutto speciale, vuoi perché il borgo è meraviglioso, vuoi perché questa volta segna anche lo start di una nuova avventura. Voglio raccontarvi brevemente della bellezza di questo luogo, dei mosaici della sua bellissima cattedrale, della fatica per salire i tanti gradini del suo campanile, della vista a 360 gradi che si gode da lassù.
Aquileia è un gioiello, da tutti i punti di vista, è quieta nonostante i tanti turisti, è preziosa per i suoi tanti tesori, e sa essere accogliente con chi si affaccia alle sue porte. Avrei potuto parlarvene domani ma non ci sarebbe stato tempo, domani ci sarà tanto da raccontare riguardo ai 29 km previsti, a Palmanova, città d'arrivo, e alle sensazioni della prima tappa di un Cammino da cui mi aspetto tantissimo.
Per cui vi dico che sto bevendo quella che sarà l'ultima birra per parecchio tempo, che l'ostello è tutto per me e che fra poco andrò a cena e poi a letto presto. Domani si inizia, il countdown è finito, e io non vedo l'ora di partire.
Ciao a tutti pellegrini e non, passate una buona serata e preparatevi a scoprire, da domani, le bellezze della Via Postumia.
Saludos Amigos.
sabato 29 aprile 2017
- 2
-2, ebbene si. Sale, come d'abitudine, un po' di ansia, mi conosco bene e so che è inevitabile ma faccio finta di niente. Il corpo sembra volersi alleare con questo stato e protesta con tutta una serie di dolorini sparsi, sopra tutti un fastidio alla spalla sinistra, ma sa perfettamente che è tutto inutile. Domattina prenderò quel treno per Mestre, poi quello regionale per Cervignano e infine il bus per Aquileia. Dovrei arrivare alle 16,40, giusto in tempo per l'apertura dell'ostello; dovrei fare in tempo a visitare la cattedrale e qualcos'altro, Aquileia è una piccola perla e nonostante ci sia già stato credo sarà inevitabile fare una capatina in cima al campanile, la vista da lassù me la ricordo fantastica. Poi ci sarà una cenetta leggera, l'ultima birra fino al 20 giugno e poi a letto presto.
La prima tappa sarà di 29 km con arrivo a Palmanova, una cittadina a forma di stella.... ma non voglio anticiparvi troppo, ve ne parlerò lunedì pomeriggio. Lo zaino è pronto, le scarpe pure (come potete vedere) e la macchina fotografica scalpita per cui resta solo partire, fare il primo passo.
Resta il tempo di fare un salto a Lucca per parlare de La mia Francigena alla Libreria Ubik, ospite della bellissima manifestazione Lucca Viaggia Lenta.
Come ultima cosa voglio ricordarvi che ogni giorno su Radio Francigena potrete ascoltare il resoconto della tappa e che qui sul blog si aggiungeranno, una dopo l'altra, le fotografie del Cammino. Che altro dire, ci siamo: Ultreya!
Resta il tempo di fare un salto a Lucca per parlare de La mia Francigena alla Libreria Ubik, ospite della bellissima manifestazione Lucca Viaggia Lenta.
Come ultima cosa voglio ricordarvi che ogni giorno su Radio Francigena potrete ascoltare il resoconto della tappa e che qui sul blog si aggiungeranno, una dopo l'altra, le fotografie del Cammino. Che altro dire, ci siamo: Ultreya!
giovedì 27 aprile 2017
- 4 al via
E va bene, è giunto il momento di sciogliere il mistero e dirvi tutto, anche perché oggi piove a catinelle, di allenarsi non se ne parla, per cui scrivo.
Domenica mattina prenderò un treno, poi un altro, poi un bus e arriverò infine ad Aquileia, storica colonia romana fondata nel 181 a.C. nonché uno dei più importanti siti archeologici del nord Italia.
Da lì partirà la mia nuova avventura, il mio nuovo Cammino, 940 km lungo una delle più antiche strade romane, la Via Postumia.
Nata come via militare univa due storici porti, quello di Genova e quello di Aquileia appunto, e lo faceva attraversando tutta la pianura padana e toccando alcune delle più importanti città commerciali e militari romane, come Piacenza, Cremona e Verona. Proprio a Verona è visibile quel poco che rimane della via originale, caduta in disuso verso la fine dell'ottavo secolo.
Il percorso attuale è frutto di un grandissimo lavoro fatto da un gruppo di persone (Gli amici della Via Postumia capitanati da Andrea Vitiello) che hanno "costruito" e segnato questo itinerario pensandolo come un Cammino per Santiago ad uso, principalmente, dei pellegrini provenienti dai Balcani e dall'est Europa.
Io proverò a percorrerlo e viverlo più come un Cammino storico, cercando di cogliere l'eco lontana di tutto ciò che i luoghi attraversati dalla Via hanno vissuto. Attraverserò i fiumi delle guerre (il Piave, il Brenta, l'Adige), i piccoli borghi antichissimi come Concordia Sagittaria e le città più famose come Mantova e assaporerò paesaggi nuovi e luoghi che non ho mai visto. Il bello di Camminare, lo dico sempre, è proprio avere la possibilità di scoprire il nostro paese e i territori che lo compongono in maniera privilegiata, con la calma necessaria per goderne a pieno la bellezza.
Dovrei arrivare a Genova giovedì 8 giugno ma il capoluogo ligure non sarà la fine del viaggio ma solo una sosta, una sosta breve perché da lì, in treno, mi dirigerò subito verso Pavia dove, dopo un giorno di sosta, inizierò la seconda parte: la Via degli Abati. Scavalcando l'Appennino in zone remote e solitarie arriverò a Pontremoli. Era la via che percorrevano i monaci dell'Abbazia di San Colombano a Bobbio per recarsi a Roma o a Pavia, 200 km attraverso boschi, borghi medievali e una natura ancora incontaminata. A salire e scarpinare con me ci sarà Natascia, che ha già camminato con me lungo tre tappe della Via di Francesco lo scorso settembre. Sapete benissimo che sono un orso e preferisco camminare da solo ma con lei mi sono trovato bene ed ho deciso di coinvolgerla in questa avventura; magari ne esce fuori un libro a quattro mani, chissà.
Se tutto andrà come previsto dovrei fare rientro a casa base il 20 giugno. Ogni cosa sarà raccontata qui, sulle pagine di questo diario digitale, dove troverete anche le foto e, inevitabilmente, anche i miei soliti video scemi. Spero avrete la voglia di seguirmi anche questa volta; se lo farete ne sarò felice e se vorrete lasciarmi qualche feedback mi farete sentire meno solo: ci conto.
Un'ultimo dettaglio: ho appena scoperto che Aquileia, nell'antico dialetto friulano, si pronuncia Olee, e mi sembra una cosa bellissima, una sorta di incitamento ben camuffato, proprio ciò di cui ho bisogno. Per ora è tutto. A presto e Saludos Amigos.
lunedì 24 aprile 2017
Una settimana ancora
Si intensifica l'allenamento in vista della nuova scarpinata e aumenta il chilometraggio perché manca una settimana esatta alla partenza e bisogna essere preparati (che poi non lo si è mai veramente... o forse lo si è sempre). Il 1 maggio si inizia: è il giorno in cui si celebra la festa del lavoro, dei lavoratori ed io ho deciso di iniziare proprio quel giorno, perché camminare non è mai un lavoro, è vita.
I muscoli oggi hanno risposto bene a 18 km fatti tutti d'un fiato, senza soste, nella media ottimale di sei km l'ora e questo mi fa ben sperare. La prima tappa sarà decisamente più lunga, si parla di 29 km ma potrò/vorrò prendermela con calma, scattare tante foto e assaporare il paesaggio.
Lo zaino intanto trova tutti i suoi componenti: ho comprato finalmente il porta saponetta (ci ho già riposto il mio fidato Marsiglia), l'astuccio per la nuova credenziale, e altri piccoli oggetti utili.
Tutto trova posto con molta naturalezza, come se le varie parti si cercassero, coscienti dell'impegno a cui saranno chiamati a breve.
Lo so, lo so, ancora non vi ho detto dove vado ma questo lo saprete solo sabato, dovete aspettare.
Domenica il treno mi aspetta per portarmi allo start e lunedì si comincia, per ora vi basti questo.
Nel frattempo, come al solito, saludos amigos.
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